Beerpassion - Big Drink!
Maltovivo©,
Tschö!...Non Sciò!



Tschö! Una curiosa assonanza tra la pronuncia di questa parola del dialetto tedesco di Colonia ed una delle parole napoletane forse più famose nel mondo: quello sciò, epiteto contro la malasorte immortalato nella letteratura e nella filmografia della Napoli più antica. Sciò vuol dire vai via, tschö invece vuol dire ciao, significati quindi agli antipodi così come possono esserlo tedeschi e partenopaei.

Tschö! è l'ultima creatura di Luigi Serpe, birraio di Capriglia (AV) che tra grandissime difficoltà, porta avanti con il marchio Maltovivo (www.maltovivo.it) un discorso di birra artigianale ispirato alle tradizioni nordeuropee, in particolare Germania, senza disdegnare puntate in territori limitrofi come il Belgio.

Nel panorama birrario italiano, quello dalla kölsch, originario e caratterizzante la della citta di Colonia, è uno stile che non ha ispirato molte creazioni, pur rappresentando un interessante aspetto delle produzioni di birra ad alta fermentazione.

Luigi ci propone lo stile andando dritto alla meta, senza fronzoli, come è la sua persona, ma rigorosa, attenendosi a quelli che sono i dettami di questo tipo di birra, con un esemplare pulito e molto profumato.

La bottiglia si presenta con un elegante etichetta a caratteri dorati su sfondo verde, forse verde come l'Irpinia, zona in cui Luigi Serpe vive e crea le sue effervescenti bevande.

La bottiglia è quella classica utilizzata da molti birrifici artigianali, con tappo a pressione e capsula di protezione.

Stappata la bottiglia, una tenue nuvoletta veicola gli aromi volatili, freschi di luppolo con leggerissimi sentori di pane appena sfornato.

Per questa degustazione mi avvalgo ovviamente dell'apposito bicchiere sviluppato da Kuaska e da Teo Musso del Baladin.

 


L'aspetto è opalescente, il lievito utilizzato ha qualche difficoltà a sedimentare, ma personalmente gradisco nelle birre artigianali questo aspetto, che le rende forse meno "perfette" e quindi più aderenti all'idea che di tali prodotti abbiamo.

La schiuma è bianca, aderente, dalla consistenza spumosa e soffice con una buona persistenza, aiutata in questo da perlage finisssimo che si sviluppa abbondante dal fondo del bicchiere.

Il colore, anche se in foto può sembrare tendente troppo all'ambrato, è più chiaro di quanto visibile qui, attestandosi su un bel giallo dorato.

Al naso la birra presenta un inusitata complessità, con profumi leggeri ma presenti, di fiori gialli, lievito e leggerissimo luppolo pepato.

Anche se utilizzo il micidiale bicchiere da degustazione, non riesco a trovare difetti al naso, nessuna "puzzetta" nascosta.

Piacevolissimo quindi il naso, con una nota fresca che costituisce un anticipo di quanto poi assaggerò.


In bocca mi colpisce dapprima un senso di vellutata freschezza, una pulizia del gusto nettamente caratterizzato da un inizio leggermente dolce che subito svanisce per lasciare il posto ad un amaro bilanciato ed asciutto che lascia la bocca pulitissima, una sfumatura di citrico,e con una gran voglia di prendere un altro sorso.

Come dice Lorenzo (kuaska n.d.r), con cui abbiamo assaggiato recentemente questa birra durante una serata di degustazione a Battipaglia, di questa birre se ne potrebbero bere litri senza problemi, aiutati dall'equilibrio raggiunto e dalla gradazione alcolica che si assesta sui 5°.

Equlibrio è forse la parola giusta per questa creazione di Luigi, un po' come la sua persona.

In questa birra ritrovo il tratto distintivo di Luigi "Maltovivo", la pulizia e la semplicità, una birra diretta e piacevolissima: non sempre complessità è sinonimo di buona riuscita.

Luigi ha in gamma principalmente birre di frumento, hefe weizen, dunkel weizen ed una strepitosa weizenbock, ma ogni tanto si dedica a creazioni più particolari come la Fahreneith 158, una belgian strong dark ale di 8°, ed una smoked weizen che ha suscitatao molti interessi tra gli amici che seguono le mie serate di degustazione da Babette a Napoli.



Per l'abbinamento, ho scelto un piatto di mare, vermicelli all'astice, un sugo importante nella cui preparazione, per stemperare la dolcezza del crostaceo,al posto del brandy ho utilizzato la birra stessa.

Devo dire che questa accoppiata mi ha soddisfatto in pieno, la qualità dei prodotti (in primis vermicelli di gragnano trafilati al bronzo, olio extravergine di oliva ma anche pomodori e prezzemolo freschissimi, uniti all'affasciante crostaceo) ha trovato una compagna degna nella kölsch di Maltovivo, la secchezza dela birra riesce a pulire ad ogni sorso la "presenza" del sugo con un taglio amaro che fa da spalla, pur non soccombendo al gusto ed alle note di mare del piatto.

Che dire allora, di Luigi Serpe e di Maltovivo, tutto il bene possibile! Conosco Luigi da anni ed l'ho sempre seguito, martellandolo e facendo in modo che per lui la qualità fosse la stella polare della sua passione birraria.

Presto speriamo che le sue birre possano oltrepassare i confini regionali raggiungendo i risultati che tutti ci auguriamo.



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